EPISODIO 07 • STAGIONE 2

Giada di Ruolo — Giocando s'impara

Condotto da Dottor Morgan Ospite: Giada di Ruolo Co-Autrice: Nora Arcayd Durata: 54:40 🎧 Ascolta su Spotify
CAPITOLI: 1. Sigla 2. Benvenuto 3. Origini 4. Pedagogia 5. Crescere al Tavolo 6. Bleed & Emozioni 7. Build & Gioco 8. Community & Gatekeeping 9. Resistenza Culturale 10. Inclusione 11. Ricordo Più Bello 12. Zona di Verità 13. Chiusura
"Se noi dovessimo smettere di trattarlo come un gioco, non avrebbe più tutti quei benefici che ha in quanto gioco: per me salvaguardare la parte di divertimento è la cosa più importante. I benefici emergono proprio dal fatto che mentre si gioca si gioca, altrimenti questa magia non avverrebbe."

◆ 1. Sigla e Presentazione dell'Ospite

Giocatori di ruolo, bentornati a Just Hit! L'ospite che è stata colpita oggi non parla del gioco spiegando regole e manuali, ma parte da una domanda diversa: come cambiano le persone mentre giocano di ruolo? Pedagogista di formazione, dungeon master per passione e content creator per scelta, ha costruito un percorso in cui il GdR diventa uno strumento per imparare, comunicare e creare relazioni. Attraverso il podcast Due draghi al microfono, gli Actual Play e i suoi progetti educativi, racconta il gioco di ruolo come un linguaggio capace di unire persone molto diverse attorno allo stesso tavolo. In un panorama dove spesso si discute di build perfette, regole e dadi, lei ci ricorda che il vero cuore del gioco di ruolo sono le persone. Forse è proprio questo il motivo per cui il suo approccio riesce a far parlare tanto ai veterani quanto a chi lancia un D20 per la prima volta. Signore e signori, Giada di Ruolo. Sigla!

◆ 2. Il Benvenuto

Morgan: Benvenuta Giada e grazie per essere qui!
Giada: Ciao Morgan, ciao a tutti! Grazie mille per l'invito, è un piacere.
Morgan: Come stai?
Giada: Bene, bene! È un bel periodo, bello pieno ed emozionante.
Morgan: Bene, ottimo! È sempre bello sapere che insomma le cose procedono e che vanno avanti in maniera positiva. Sì, bene allora siamo qui per conoscere un po' di più tutto quello che ruota attorno a te e come tu in un certo senso ruoti attorno a tutto quello che ti riguarda e al gioco di ruolo. Quindi per iniziare la prima domanda di rito è sempre la stessa.

◆ 3. Le Origini: dal primo D20 a Giada di Ruolo

Morgan: Come e quando hai scoperto il gioco di ruolo?
Giada: Allora l'ho scoperto nel 2017. Ero al terzo anno di scienze dell'educazione e l'ho scoperto attraverso l'università, perché c'è stata questa lezione in cui una professoressa di pedagogia del gioco ha proprio iniziato a parlare dei giochi di ruolo. Io non ne avevo mai sentito parlare prima, o meglio, dopo mi sono resa conto di averne sentito parlare in precedenza dal mio ragazzo, dal mio fidanzato Emilio, ma non avevo capito niente di cosa fossero. In quella lezione invece ho scoperto veramente cosa fossero e quindi da lì è nata l'idea di provarli e mi sono appassionata subito, è stato folgorante!
Morgan: Poi l'effetto è sempre quello! Sì, tra tutti gli ospiti e anche il sottoscritto l'effetto è sempre stato quello: quel colpo di fulmine, quella folgorazione!
Giada: Sì, sì, sì!
Morgan: C'è un elemento che ti ha fatto appassionare in maniera particolare al gioco di ruolo e che ad oggi ti tiene ancora appassionata, e se questo elemento è lo stesso oppure no?
Giada: Sì, credo che sia lo stesso ed è proprio la possibilità di creare storie. Cioè è quella cosa che da bambina mi piaceva fare tantissimo con mio fratello, inventando storie giocando con le action figure, giocando noi in prima persona: quindi di fatto in qualche modo era già gioco di ruolo, anche se non gioco di ruolo da tavolo. E questa cosa l'ho ritrovata da adulta nel gioco di ruolo da tavolo e mi ha fatto tornare a quella libertà di immaginazione e di narrazione che avevo da bambina. Ed è ancora quello che mi appassiona perché poi, al di là di vari sistemi, regole, meccaniche e così via che possono piacere più o meno, quello è un po' la bussola, è la costante diciamo.
Morgan: Ok, quindi a differenza di chi magari si approccia al gioco di ruolo da bambino, tu hai sviluppato — essendoti approcciata in un'età già più da adulta — una visione più analitica e critica del gioco stesso, cioè non ti sei soffermata troppo su aspetti che magari ai più piccoli risultano in maniera diversa?
Giada: Non saprei, nel senso che dovrei parlare con chi effettivamente l'ha scoperto da bambino per vedere se c'è effettivamente una differenza. Sicuramente è stato più che altro folgorante come dicevamo prima: è stata più una sensazione che un ragionamento, no? È stato proprio l'idea di provarlo e sentire che era la cosa giusta per me in qualche modo.

◆ 4. Il Gioco come Strumento Pedagogico ed Educativo

Morgan: Io generalmente quando parlo con un ospite che è stato qui a JUST HIT! che fa una professione apparentemente lontana dal gioco di ruolo gli chiedo sempre in che modo la sua professionalità si allaccia con il gioco di ruolo. Nel tuo caso invece, considerando che è già sotto gli occhi di tutti in che modo il gioco di ruolo si può collegare all'educazione e all'apprendimento, ti chiederò qualcosa di leggermente diverso: ovvero, quando tu fai il master riesci a smettere davvero di essere una pedagogista oppure c'è sempre una parte di te che osserva le dinamiche del gruppo mentre gli altri magari sono concentrati più sul gioco?
Giada: Molto bella questa domanda! Allora, quando faccio la master in un contesto pedagogico educativo c'è apposta un'altra figura. Proprio perché mi viene da ribaltare la domanda al contrario: cioè è difficile fare la pedagogista se in quel momento stai facendo la master, è difficile smettere di giocare! E quindi entri come master, come narratrice in alcune dinamiche che sono tipiche del gioco e a volte magari tu stessa entri in processi di bleed, quindi ti lasci comunque trasportare dal gioco e non hai perciò un occhio invece esterno analitico e il più oggettivo possibile. Per questo nei miei progetti educativi c'è sempre una seconda figura che chiamiamo "custode del campo" che si occupa invece di fare tutta la parte di osservazione. Diciamo che mi sento pedagogista prima e dopo la sessione: quindi prima nel progettare la sessione, scrivere la sessione, preparare un setting adatto, e dopo in tutta la fase di debriefing. Ma durante la sessione, per quanto possa anche volendo provarci a osservare, sarebbe veramente difficile avere un occhio appunto oggettivo e non trasportato da quella che è la storia e da quello che è il gioco.
Morgan: Quindi comunque riesci a rielaborare a posteriori in maniera analitica a differenza di chi magari si sofferma soltanto sul giocare?
Giada: Certo, questo appunto con l'aiuto degli appunti anche di un altro professionista che fa appunto questo.

◆ 5. Crescere al Tavolo: Bleed ed Emozioni

Morgan: Tra l'altro lo hai proprio citato in questa risposta che hai dato: il bleed, di cui spesso parli, che per chi magari ascolta e non lo sa è un fenomeno psicologico nel quale si riversano delle emozioni del giocatore nel personaggio e viceversa. Secondo te si ha più paura di quello che il personaggio può fare a noi o di quello che possiamo scoprire noi attraverso quel personaggio?
Giada: Beh allora secondo me le due opzioni sono molto legate in realtà, nel senso che se parliamo di paura del bleed credo che la paura sia appunto: che cosa scopro di me nel momento in cui sto giocando un personaggio? Il bleed di fatto è un flusso, e spesso magari si fa l'errore di considerarlo come una linea: in realtà è un cerchio, nel senso che è un continuo circolo per cui io arrivo in sessione che ho un mio carico di emozioni, se vogliamo parlare di bleed emotivo, ma anche di conoscenze, di credenze, anche di convinzioni e così via. Ci sono tanti tipi di bleed! Questo lo porto inevitabilmente dentro al mio personaggio. Per quanto io possa essere concentrata nel cercare di ruolare qualcuno di distante da me, ci sarà un momento in cui queste cose sfociano nel personaggio e viceversa, in qualche modo quello che arriva dalla sessione tenderò poi a portarlo fuori. O per imparare qualcosa, che è il modo in cui il bleed si può sfruttare appunto a livello educativo e formativo, oppure per non necessariamente imparare qualcosa però scoprire qualche aspetto di me che prima non avevo considerato. E mi rendo conto che è una cosa che può spaventare, soprattutto perché adesso io sto parlando di bleed in contesti educativi, ma il bleed è qualcosa che, vuoi o non vuoi, prima o poi lo sperimenti quando giochi di ruolo. Quindi chi gioca semplicemente a casa con gli amici magari non sempre avere un processo del genere può essere una cosa sentita come positiva, perché a volte uno dice "io vorrei solo giocare, staccare la testa, stare in leggerezza" e quindi cavolo, quella scena che invece mi ha tirato fuori qualcosa di me, mi ha detto qualcosa di nuovo su di me, mi ha portato ad avere una dinamica in cui non volevo entrare.
Morgan: Da pedagogista hai un consiglio su come magari capire dove tracciare questa linea per evitare che questa dinamica diventi scomoda?
Giada: Allora intanto la consapevolezza! Gli studi dimostrano che più informazioni e più autoconsapevolezza rispetto al fenomeno aiutano a riconoscerlo. Quindi banalmente leggere e informarsi rispetto a questo fenomeno aiuta a capire quando sto avendo quelli che possono essere dei sintomi legati a un bleed. E questo ci aiuta semplicemente a riconoscerli mentre stiamo giocando una sessione e frenarli. Frenarli vuol dire che magari mi rendo conto che è un bleed e già solo rendermene conto mi aiuta a continuare a restare nel gioco serenamente. Magari ho bisogno di richiedere una pausa: ecco, una delle modalità di gestione più consigliate dagli studi sono delle pause durante la giocata in cui è proprio necessario staccarsi dal tavolo, cambiare luogo per un attimo, banalmente mi alzo, vado in bagno, mi sgranchisco un attimo le gambe, faccio la pausa sigaretta se sono un fumatore, faccio la pausa caffè. È proprio quel momento in cui ti stacchi dal personaggio, ti ricordi chi sei ed eventualmente lo usi anche per fare tutt'altro. Un'altra cosa consigliata dagli studi è proprio il fatto di inserire mini-giochi che possono aiutare a staccare da quello che è un processo emotivo in corso e concentrarsi su una meccanica anche molto semplice che mi riporta al presente.
Morgan: E ti dirò, a me è capitato parecchio tempo fa quando ero molto più piccolo che uno dei miei amici giocava con me e per un momento si è bloccato sul gioco: gli avvenimenti di quelle sessioni gli sono rimasti dentro al punto tale che veniva da me dicendomi "perché non posso avere degli aspetti come quelli che ci sono qui nella mia vita?". Cioè le emozioni che magari provava durante il gioco con determinate cose, dialoghi e personaggi, lui si trovava più a suo agio in questo mondo di fantasia che in quello che viveva. A te è capitato di affrontare una situazione del genere e doverci lavorare sopra?
Giada: Quindi intendi proprio una sorta di escapismo, una fuga che è arrivata ad essere preferita? Onestamente non mi è mai capitato personalmente, né con persone incontrate al tavolo per piacere o per lavoro. Sicuramente ho notato una condizione più favorevole nel riuscire ad esprimersi rispetto a quanto si faccia all'esterno. Mi è capitato con ragazzi e ragazze che magari soffrono di ansia sociale e fuori da una sessione non riescono a parlare con gli altri, mentre durante un percorso di sessioni di gioco di ruolo pian piano riescono ad esprimersi con il proprio personaggio. Questo perché è percepito come un contesto sicuro in cui riescono a tirare fuori quello che di solito non tirano fuori. E questo diventa una risorsa: lo scopo nell'utilizzare il GdR come strumento educativo è fare in modo che ci sia un transfert rispetto alla vita reale, in modo che quell'abilità dimostrata nella sessione poi riesci a trasportarla nella vita di tutti i giorni. Per chi dovesse sentire un'emozione del genere, vorrei dire che c'è del lavoro da fare per chiedersi: "come posso tirare fuori i lati di me che mi piacciono e che sto tirando fuori attraverso il personaggio anche nella quotidianità?".

◆ 6. Build, Meccaniche e Stili di Gioco

Morgan: Certo, perché comunque uno dei tanti vantaggi del gioco di ruolo è proprio questo: cambiando contesto magari riesci ad uscire da dinamiche che normalmente non riusciresti a gestire. Dimmi un po', torniamo su qualcosa di meno particolare: c'è qualcosa di te come giocatrice che consideri un tuo difetto?
Giada: Non sono troppo appassionata di build! E questo... lavorando sempre di più con questo strumento e vedendolo anche dalla parte del game design, provando a concentrarmi su quali siano le meccaniche migliori per far sperimentare una determinata sensazione ai giocatori, mi rendo conto da giocatrice che se me ne frego delle meccaniche forse non sto vivendo quella sensazione che volevano darmi le regole per come sono state scritte. Quindi da un lato lo vedo come un difetto, mi chiedo se non sfruttare al massimo le risorse del personaggio a livello di meccaniche non rischi di farmi perdere una parte di divertimento. Mi affascina molto di più il lato narrativo: se una cosa ha senso per la storia la prendo in pieno, anche se poi magari a livello di meccaniche non gira! Fortunatamente ho sempre avuto master che hanno cercato di metterci le pezze mettiamola così: "vabbè dai, avrai casualmente questo oggetto magico che ti aiuta là dove hai cannato la build!".
Morgan: Io penso che una cosa che si usava fare agli inizi era iniziare a giocare un personaggio e poi modificarne le scelte in funzione a quello che viveva durante le sessioni. Mentre adesso secondo me si pensa prima al "dove voglio arrivare" e "come posso arrivarci", allontanando le esperienze che quel personaggio vive. Spesso si comincia una campagna pensando di portare il mago dall'1 al 20 dando per scontato che non cambierà strada, mentre diventa più interessante partire con un'idea e lasciare che sia il gioco a modellarla. Ad esempio se parte mago ma ha a che fare con gilde di criminali, chi dice che non possa diventare un mago ladro?
Giada: Su questo mi trovi d'accordo, ed è una delle cose che mi diverte di più nel giocare! Soprattutto in D&D mi è capitato spesso di scegliere una multiclasse o chiedere al master di sovrascrivere tre livelli iniziali perché il personaggio aveva avuto un cambiamento drastico o aveva rinnegato le origini. Mi affascina molto di più il lato narrativo.
Morgan: E considerando che hai avuto modo di giocare con tante persone, c'è qualcosa che non ti piace ritrovare nei giochi o un tratto che definiresti un difetto negli altri giocatori?
Giada: Quando una regola per come è scritta diventa troppo vincolante. A me piace quando qualcuno sa le regole e le mette in pratica per valorizzare una scena, un personaggio o un'idea: è il momento in cui i giochi di ruolo funzionano meglio. Se invece la regola ti limita e dici "questa idea narrativamente bella non la faccio perché c'è una regola" e la interpreti in modo fin troppo stringente, mi dispiace, perché rischi di rovinare il divertimento al resto del tavolo.

◆ 7. Community, Inclusività e Gatekeeping

Morgan: Quindi hai una preferenza per le regole che aiutano e vanno a favore della narrazione senza ostacolarla. Noi giocatori ci avviciniamo al GdR spesso pensando che l'obiettivo sia combattere i draghi, altri per trovare persone: tu quando hai capito che il tuo obiettivo non era soltanto la storia ma chi si siedeva al tavolo?
Giada: Credo durante la prima campagna. I primi compagni di party, il legame che ho sentito con loro mi ha ispirata per tutto quello che è arrivato dopo. Verso metà campagna mi sono resa conto della potenza di quel gioco: persone che conoscevo dall'infanzia non le avevo mai conosciute così bene come nell'ultimo anno e mezzo di gioco. Vederli emozionarsi e riflettere mi ha fatto dire: questa esperienza e l'importanza del legame tra i giocatori è qualcosa che vorrei portare anche in altri contesti.
Morgan: C'è stato un episodio in particolare che ti ha fatto capire che il gioco di ruolo poteva migliorare la vita di qualcuno?
Giada: Un episodio in particolare forse no, è stato tutto quel periodo visto in prima persona. Io ero una ragazza timidissima e con loro non avevo mai avuto un legame profondo. In quei quattro anni, sessione dopo sessione, ho visto quanto fossimo legati: sono stata la cavia di me stessa!
Morgan: Ma c'è invece secondo te un aspetto del gioco di ruolo stesso che viene studiato o discusso troppo poco?
Giada: Ti direi che mi dispiace che il fenomeno del bleed venga studiato sempre e solo per quanto riguarda il bleed emotivo, e in Italia venga riportato spesso per la parte più rischiosa o da allarmismo. Negli studi in USA e Nord Europa ci sono molti tipi di bleed e c'è l'idea che questo sia un fenomeno fighissimo per potenziare il gioco. Sarebbe molto bello avere una prospettiva completa e una consapevolezza più ampia.
Morgan: Sì, anche perché è un fenomeno potentissimo che ti fa immergere nella storia e fare quel transfert di competenze. C'è invece un pregiudizio sul gioco di ruolo o sui giocatori che hai subito o sentito ma che è falso?
Giada: Fortunatamente mi sono affacciata a questo mondo più tardi rispetto alla demonizzazione, ma mi è capitato di sentire genitori di ragazzi del progetto "Il Turno di Guardia" che, pur capendo la potenza educativa, avevano la paura: "ma se non sono gestiti da un adulto o pedagogista siamo sicuri che sia una cosa sicura?". Abbiamo spiegato che normalmente il GdR viene giocato liberamente tra ragazzi senza figure educative ed è una cosa assolutamente positiva!
Morgan: Diciamo che quando non si conosce qualcosa si tende ad averne paura, e poi sulle scatole c'è scritto 12+ mica che serve un professionista vicino! E invece un pregiudizio che ti viene in mente che alla fin fine ritieni vero?
Giada: La community di nerd purtroppo a volte rischia di essere chiusa su se stessa. Mi riferisco ai gatekeeper: è un peccato che un hobby che si sta espandendo e ha una sua rivincita, anziché far gioire chi in passato ha subito pregiudizi, porti persone a dire "io gioco dalla scatola rossa e chi è arrivato negli ultimi anni non ne capisce nulla". Se restiamo così chiusi cosa ne viene fuori?
Morgan: Sono d'accordo, perché in un'epoca in cui aumentano solitudine e isolamento sociale il gioco di ruolo è un mezzo per creare comunità forti. Per quanto riguarda i gatekeeper, sono persone che vorrebbero proteggere la loro passione non capendo che più persone si affacciano e più la passione cresce. E poi in questo hobby puoi comprare il manuale una volta e giocarci per sempre, non servono aggiornamenti obbligatori!

◆ 8. Il GdR come Resistenza Culturale

Morgan: Ti è mai passato per la testa che tutti questi elementi (narrativa, inclusività, ambito sociale o psicologico) in qualche modo possano farci dimenticare che prima di tutto il gioco dovrebbe essere divertente?
Giada: È la domanda che mi sono posta anni fa prima di utilizzarlo nel mio lavoro! Se dovessimo smettere di trattarlo come un gioco non avrebbe più tutti quei benefici che ha in quanto gioco! Salvaguardare la parte di divertimento è la cosa più importante: quando mastero in un contesto educativo io sono una master, non una pedagogista. Il gioco ha la precedenza e i benefici emergono proprio dal fatto che mentre si gioca si gioca!
Morgan: Ci sono tre content creator o figure a cui ti ispiri o di cui ammiri il lavoro nel campo del gioco di ruolo?
Giada: Zoltar per me è un punto di riferimento per la costanza e la tenacia che ha avuto nel divulgare in Italia: è stato un mentore che mi ha dato fiducia e carica nei primi passi. Poi ti cito "Grains of Falernum" (Edo e Francesca): mi piace molto il loro modo di comunicare pacato e 'lento' su Instagram, scavalcando le regole dei social per fare contenuti di qualità.
Morgan: Secondo te il GdR, senza volerlo, è diventato una forma di resistenza culturale al mondo veloce in cui viviamo?
Giada: Non ci avevo mai pensato in questi termini, ma mi piace molto come definizione! Pensare che ragazzi e giovani adulti vivano un contenuto di intrattenimento con tempi così dilatati è bello e lo impreziosisce ancora di più.
Morgan: Io stesso me ne rendo conto: da content creator mi ritrovo a voler dire tante cose ma non avere il tempo materiale perché altrimenti perdi l'attenzione.
Giada: Ti capisco benissimo! Infatti nell'ultimo periodo faticavo a fare video complessi sui game studies per stare nei ritmi di Instagram. Adesso passerò ai caroselli per trattare determinati argomenti con la giusta profondità.
Morgan: Tra l'altro qualche giorno fa leggevo proprio un articolo secondo cui in Italia sta diminuendo sempre di più la capacità di interpretazione dei testi. Alla luce di questo il gioco di ruolo addestra proprio ad avere una capacità analitica, di ragionamento e di problem solving continuo.
Giada: Sì, assolutamente sì! È un continuo esercizio per la nostra mente nell'analisi di una situazione e questo poi aiuta quando ci troviamo davanti a un testo a capire cosa stiamo leggendo.

◆ 9. Inclusione e Dinamiche di Gruppo

Morgan: Tu sai meglio di me che negli ultimi anni si parla sempre più di inclusione. Ti è mai capitato di avere la sensazione che a volte si parli più dell'inclusione come concetto piuttosto che delle persone?
Giada: A livello aziendale ed editoriale può essere una strategia di marketing parlare di un'edizione come la più inclusiva. L'importante è che le energie non vadano solo nelle parole ma nel rendere l'esperienza davvero inclusiva per le persone reali al tavolo, superando l'egocentrismo per giocare come una vera squadra dove fare assist agli altri giocatori permette a tutti di risplendere.
Morgan: Sono un grande fan della gestione del contrasto nel gruppo: il battito tra i personaggi porta a una crescita caratteriale straordinaria!
Giada: Sono assolutamente d'accordo! Mi viene in mente quando nel mio gruppo di giocatrici neofite hanno passato gran parte di una sessione di 5 ore a convincere un personaggio a rimanere nel party, o le litigate di coppia tra il mio personaggio e quello di Laura (La Madre dei Draghi) in una campagna: dinamiche bellissime che ti permettono di esplorare a fondo i personaggi!

◆ 10. Il Ricordo Più Bello

Morgan: Dopo tutti questi anni, qual è la cosa che il gioco di ruolo ti ha insegnato maggiormente sull'essere umano?
Giada: Che non si smette mai di scoprire nuovi lati di sé! È come una curva ad iperbole o uno scavo archeologico in profondità: più giochi e più scopri cose potenti e profonde su di te.
Morgan: Qual è il ricordo più bello che hai legato al gioco di ruolo?
Giada: L'ultima sessione della mia prima campagna lunga. Ho iniziato a piangere da metà sessione per la consapevolezza che stavamo mettendo la parola fine a una storia vissuta per quattro anni con i miei amici d'infanzia: un mix di dolore e bellezza che ci ha uniti profondamente.
Morgan: C'è qualcosa che vuoi aggiungere per chi non ha mai provato a giocare?
Giada: Invito tutti a buttarsi senza la paura di sbagliare! Se sei in grado di parlare e vivere con gli altri non puoi sbagliare. L'unico limite è non ferire gli altri: fregatene delle voci o delle regole e inizia a giocare!
⚡ ZONA DI VERITÀ
Le 16 Risposte Secche di Giada di Ruolo
1. Master o Giocatrice? Giocatrice
2. Legale o Caotico? Legale
3. Buono o Malvagio? Buono
4. Campagna Lunga o Breve? Lunga
5. Giocata Privata o in Streaming? Privata
6. Fantasy o Contemporaneo? Fantasy
7. Comico o Drammatico? Drammatico
8. Mischia o Distanza? Mischia
9. Ti senti 1NAT o 20NAT? 20NAT
"Dipende dalle giornate... oggi un 20!"
10. Ranger o Warlock? Ranger
11. Griglia o Teatro della Mente? Griglia
12. Fedele al Party o Doppiogiochista? Fedele al Party
13. Nano o Elfo? Elfo
14. Homebrew o Avventura Prefatta? Homebrew
15. Preparazione o Improvvisazione? Preparazione
16. Miconide o Flumph? Miconide
"Un miconide, per la comunione telepatica collettiva!"

◆ 13. Chiusura e Ringraziamenti

Morgan: Con questo abbiamo finito. Ti ringrazio ancora Giada per essere stata con noi e spero che tu ti sia divertita!
Giada: Grazie a te Morgan! Assolutamente sì, è stato un piacere e mi sono divertita moltissimo.
Morgan: Invece con voi che ascoltate ci risentiamo settimana prossima. Fatemi sapere, secondo voi, chi sarà il prossimo ospite ad essere colpito!
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